Centenario della vittoria

La Terza battaglia del Piave, più nota come battaglia di Vittorio Veneto ebbe inizio alle ore tre della notte del 24 Ottobre con un violentissimo fuoco di preparazione contro tutte le posizioni austriache; nel contempo, nella notte fra il 23 e 24 Ottobre, reparti della 7ª divisione della 10a Armata di lord Cavan, nonostante la furia delle acque del Piave in piena, utilizzando barconi del genio, con azione di sorpresa conquistarono l'isola della Grave di Papadopoli dove si attestarono a difesa. Subito dopo la costituzione della testa di ponte, la 4ª Armata di Giardino, schierata sul Grappa, attaccò le posizioni tenute dal Gruppo Belluno di Monte Asolone, Cima Pertica, Col della Berretta, Monte Valdeora, Monte Solarolo, Monte Spinoncia dove, dopo numerosi violenti combattimenti, vennero raggiunti apprezzabili risultati nonostante la tenace resistenza ed i ripetuti contrassalti del valoroso avversario. Il Monte Asolone, il Solarolo e il Valderoa furono più volte conquistati e perduti. In tre giorni di accaniti combattimenti la 4a Armata, sebbene non fosse riuscita a raggiungere il pieno successo, costrinse gli austriaci ad impiegare e logorare le loro riserve a tutto vantaggio del settore di pianura da dove doveva avvenire lo sfondamento decisivo. Sull'Altopiano di Asiago, nel frattempo, unità della 6ª Armata, per mascherare i preparativi della vera offensiva, lanciavano un attacco notturno verso il Monte Sisemol. Nel basso Piave, a causa delle piogge cadute su tutto il settore del fronte orientale, fu necessario rinviare il passaggio del fiume alla sera del 26 Ottobre. A causa delle violente precipitazioni, che impedivano il gittamento dei pontoni, l'Armata del Grappa dovette sostenere da sola tutto il peso dell'offensiva; essa costituì la chiave di volta per il conseguimento della manovra strategica finale. Nella notte del 26 Ottobre i reparti del genio della 12ª, 8ª e 10ª Armata, nonostante l'impeto del fiume, che ostacolava gli ancoraggi delle barche, iniziarono il gittamento dei ponti di barche per passare sulla sponda opposta nel tratto di fiume compreso fra Pederobba e Ponte di Piave. L'operazione, già di per sé difficoltosa a causa delle non buone condizioni del Piave, fu inoltre caparbiamente ostacolata dal fuoco violentissimo delle artiglierie nemiche, specie nel settore dell'8ª Armata, che riusciva a costruire appena due ponti dei sette previsti. Nonostante la furiosa reazione dell'avversario, nella notte del 27 Ottobre furono costituite tre teste di ponte: la prima nel settore della 12a Armata in corrispondenza di Valdobbiadene con due battaglioni alpini e un reggimento francese; la seconda nel settore dell'8ª Armata nella piana di Sernaglia Falzè con la 57ª e la 1a Divisione d'Assalto e con la brigata Cuneo ; la terza nel settore della 10a Armata nella zona tra Tezze e Cimadolmo con unità del XIV Corpo d'Armata britannico e della 37a Divisione. Vista la critica situazione creatasi sul basso Piave, il Generalfeldmarschall Svetozar Boroević von Bojna inviò due divisioni della propria riserva strategica in rincalzo alla 6. Armee, per eliminare le teste di ponte italiane sulla sponda orientale del Piave. Le truppe dell'8ª Armata che si erano spinte sino a Soligo vennero a trovarsi, a seguito della distruzione dei ponti sul fiume, in una situazione di grave pericolo perché completamente isolate dal resto dell'armata. Di fronte a quella minaccia il generale Caviglia, comandante dell'8ª Armata, diede ordine di propria iniziativa  al XVIII Corpo d'Armata di passare il fiume sui ponti di barche della 10ª Armata a Palazzón e subito dopo puntare su Conegliano. Superata la crisi dell'attraversamento del fiume, nella notte del 29, le teste di ponte oltre il Piave si saldarono costituendo un unico ampio saliente nel settore difeso dal nemico, lungo la prima linea difensiva, la Kaiserstellung. Il 29 Ottobre, le unità dell'8a Armata avanzarono su tutto il fronte dell'Armata travolgendo tutte le resistenze nemiche e raggiungendo l'obiettivo primario.

La 12ª Armata avanzò verso est conquistando, dopo aspri combattimenti, Monte Perlo, Monte Pianar e Alano di Piave. Nel pomeriggio del 30 Ottobre, la 6. Armee austro-ungarica ripiegava sulla seconda posizione di difesa, la Königstellung, in corrispondenza del fiume Monticano, incalzata dalla 10ª Armata. Sotto la spinta offensiva della 12ª, 8ª e 10ª Armata anche la seconda posizione difensiva iniziò a sbriciolarsi. Iniziarono i primi ammutinamenti fra le truppe ungheresi desiderose di raggiungere la propria patria. All'alba del 29, si presentò agli avamposti di Serravalle, in Val Lagarina, il capitano di Stato Maggiore Kamillo Ruggera, con una lettera del generale Weber da consegnare al Comando Supremo italiano, con la richiesta di iniziare le trattative per un immediato armistizio. Il mattino del 30 Ottobre, le divisioni dell'esercito italiano iniziarono una avanzata generale dallo Stelvio al mare per sfruttare il successo ottenuto, incalzando il nemico in rotta. Nella mattinata del 30 Ottobre avanguardie di cavalleggeri e bersaglieri ciclisti dell'8ª Armata occuparono Vittorio Veneto spezzando in due l'esercito nemico. Nello stesso giorno anche la 3ª Armata del Duca d'Aosta, dopo aver forzato il Piave a San Donà, entrò in azione con obiettivo Motta di Livenza, facendo decine di migliaia di prigionieri. Iniziava anche per l'esercito imperiale austro ungarico una disfatta di proporzioni molto superiori a quella di Caporetto, ma questa volta in modo irreversibile.

Il giorno 31 Ottobre segnò il crollo delle armate austro ungariche presenti in Italia; le truppe ungheresi e serbo croate si rifiutarono di combattere ritirandosi di loro iniziativa verso la loro terra. Nel pomeriggio del 1 Novembre, veniva liberata Belluno, il 2 cadevano in nostre mani Udine e Rovereto, il 3 Novembre unità della 7ª Armata raggiungevano Malé in Val di Sole, mentre nelle prime ore del pomeriggio, i cavalleggeri di Alessandria,liberavano Trento. Quasi alla stessa ora i cacciatorpediniere Audace , Fabrizi , Missori e La Masa , sbarcavano a Trieste i battaglioni bersaglieri VII ed XI, e una compagnia della Regia Marina militare accolti dall'entusiasmo dei triestini. 

Alle ore 18 dello stesso giorno a Villa Giusti, presso Padova, venne firmato l'armistizio che fissava la fine delle ostilità per le ore 15.00 del 4 Novembre. La guerra contro l’Austria era vinta: restava però in armi la Germania imperiale; il 7 novembre, malgtrado le proteste austriache, truppe bavaresi del II. Armèekorps entrarono in Austria occupando il passo del Brennero e Bressanone. Dopo l’entrata in vigore dell’armistizio italo-austriaco il generale Diaz telegrafò a Parigi al maresciallo Foch:

Studi per proseguimento operazioni contro Germania, procedendo in massa da scacchiere italiano verso nord, sono stati qui concretati da tempo per spontanea iniziativa di questo comando. Sono già in corso di esecuzione operazioni preliminari per la raccolta delle armate di operazione. Se Germania non sottostarà condizioni armistizio che le saranno imposte [dagli] alleati, esercito italiano interverrà per costringerla alla resa.

Di fronte alla minaccia dell’esercito italiano, forte di cinque milioni di uomini, con un parco di artiglierie immenso- gli italiani disponevano ora anche dei 6.810 pezzi  catturati agli imperiali- alla sua frontiera meridionale, la Germania non poté far altro che cedere. Il nove, Ludendorff affermò che:

In conseguenza di Vittorio Veneto noi siamo alla mercé degli avversari e dobbiamo accettare qualsiasi condizione di armistizio.  

Lo stesso giorno Guglielmo II abdicò. Gli italiani con la brigata Valtellina occupano il Brennero l’11 novembre, costringendo alla ritirata le truppe bavaresi del II Armeekorps, ed avanzarono su Innsbruck mentre la 55a divisione italiana occupava il passo di Toblak. Allo stesso tempo, nella foresta di Compiegne, la Germania firmava l’armistizio. Nei giorni successivi gli italiani penetrarono nella valle dell’Inn, fino ad Innsbruck. Se fosse un’esagerazione dire che Vittorio Veneto decise delle sorti della guerra, che erano già decise, fu però fondamentale per accelerarne la conclusione.

P. Romeo di Colloredo Mels

 

Bibliografia

P. Romeo di Colloredo, Vittorio Veneto 1918. L’ultima vittoria della grande Guerra, ITALIA storica,  Genova 2018.

P. Romeo di Colloredo, Il Duca della Vittoria. Armando Diaz e la Relazione Ufficiale sulla battaglia di Vittorio Veneto, Soldiershop, Bergamo 2018

Ufficio Storico SME, L'Esercito Italiano nella Grande Guerra, vol. VI° Le operazioni del 1918, tomo 2 ,La conclusione del conflitto. Narrazione, t. 2 bis, Documenti, t. 2 ter Carte e schizzi, Roma 1988

Piero Pieri, La prima Guerra Mondiale 1914- 1918, Udine 1998

Gianni Pieropan, 1914-1918. Storia della Grande Guerra sul fronte italiano, Milano 1988

Gaetano Giardino, Rievocazioni e riflessioni di guerra. III. La battaglia offensiva dell'Ottobre 1918, Milano

John Gooch, The Italian Army and the First World War, Cambridge 2014

Luigi Gratton, Armando Diaz, Duca della Vittoria. Da Caporetto a Vittorio Veneto, Foggia 2001

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